Chiarire un problema significa analizzare ciò che fa star male da diversi punti di vista.

Infatti un problema c’è per uno di questi tre motivi:

  1. perché non abbiamo disattivato una memoria che continua a ripresentarsi nella nostra vita con appuntamenti precisi,
  2. perché ci sta insegnando qualcosa,
  3. perché non viviamo sufficienti emozioni.

1) Partiamo dal primo caso, tutto quello che ci accade è quasi sempre la manifestazione di ciò che siamo (o abbiamo) a livello di contenuti inconsci, detto in altre parole è la nostra “ombra” che si affaccia nel quotidiano. I contenuti inconsci però possono essere sia nostri, ovvero esperienze vissute da noi e non risolte, oppure eventi accaduti nell’inconscio familiare che, non risolti, si presentano nella vita di un discendente non solo per essere risolte ma spesso semplicemente perché essendo esseri vivi vogliono nutrirsi dall’energia che altri traumi simili possono generare.

Il problema quindi lo vedo come un “entità” psichica (individuale o collettiva) vivente che vuole nutrirsi. Essa si nutre di energia psichica, questa energia è di natura emozionale e viene prodotta dalla reazione che si ha quando accade un evento “analogo” a quello che ha generato l’entità. Ed è quindi l’entità stessa a far accadere l’evento, proprio per il suddetto motivo.

Tali entità si nutrono di emozioni della loro stessa frequenza, non hanno intelligenza e sono istintuali ovvero hanno solo l’istinto di autoconservazione. Non è una questione di essere buone o cattive, anche perché ce ne sono anche di buone che ci fanno accadere eventi belli, è solo che esistono e come tutti gli esseri viventi hanno l’esigenza di mantenersi in vita. Il mio compito è quello di neutralizzarle.

2) Nel secondo caso, ovvero quando il problema ci sta insegnando qualcosa, è diverso perché soffriamo in quanto non riusciamo a cambiare qualcosa nella nostra vita, significa che quell’esperienza è addirittura utile. La sofferenza può manifestarsi con sintomi fisici, malessere, tristezza, tutto va storto, blocchi. In questo caso occorre fare il punto della situazione e capire cosa l’anima ci sta dicendo, cosa dobbiamo cambiare per fare il salto evolutivo che la nostra anima esige.

3) Nel terzo caso il problema si presenta perché viviamo una vita con scarsi stimoli emotivi, non ci concediamo piaceri, non facciamo qualcosa che ci appassiona, portiamo avanti solo doveri e basta. Siccome l’inconscio è un essere che si nutre, cosi come si nutre il corpo fisico, vuole mangiare. Quale è il suo cibo? le emozioni o meglio le tensioni che vengono prodotte dalle reazioni che si hanno dagli eventi che ci accadono (che in realtà fa accadere l’inconscio stesso). Occorre a questo punto alimentarci di piaceri anziché di sofferenza perché per l’inconscio sono la stessa cosa. In questo caso occorre dialogare con l’inconscio affinché non sia lui a gestire la nostra vita ma noi a gestire lui.

 

Come si può capire, far chiarezza su un problema significa:

scovare la natura del problema che può essere:

  1. personale,
  2. di un collettivo

poi occorre capire perché esiste,

e infine capire quale metodo adottare per trasmutarlo da piombo in oro come facevano gli alchimisti. Infatti in alcuni casi può essere utile uno strumento e in altri casi un altro.

Gli strumenti principali che adotto sono:

  • il dialogo con l’inconscio come analogista,
  • le costellazioni familiari,
  • la tarologia,
  • la meditazione/preghiera.

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